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Era il settembre del 1969... Qui a Bussecchio, nell’estate del 1969, iniziò il suo cammino nella Diocesi di Forlì-Bertinoro don Dario Ciani, come Cappellano quando erano Parroco don Guido Derni e Vescovo Mons. Giovanni Proni. Erano anni di grande fermento sia sociale sia ecclesiale. Il Concilio Vaticano II° iniziava ad entrare nel tessuto della Chiesa (… Messa non più in latino ma in italiano, Altare rivolto all’Assemblea dei fedeli …). Don Dario iniziò il suo percorso di sacerdote nella comunità locale invitando tutti i giovani della Parrocchia di Bussecchio a partecipare ad un’assemblea che si sarebbe tenuta nel cinema parrocchiale. La risposta fu grande: il cinema era stracolmo. Il messaggio di don Dario fu una chiara proposta di disponibilità e di apertura: “Di cosa avete bisogno? Cosa posso fare per voi? Avete voglia di scoprire cosa c’entra Dio con la vostra vita?”. Come abbiamo detto erano anni di grande fermento sia sociale sia ecclesiale frutto di un processo di evoluzione legato anche al cambiamento della Chiesa italiana dopo il Concilio Vaticano II. Dalla fine degli anni ’60 agli inizi degli anni ’80 si sono succeduti anni importantissimi sotto questo punto di vista, soprattutto riguardo al tema dei diritti delle persone. In questo fondamentale processo di evoluzione storica si inseriva perfettamente anche l’esperienza di Don Dario a Bussecchio. Per un adolescente, per un giovane, è stata una calamita irresistibile ascoltare qualcuno che faceva proposte, chiedeva un impegno e al contempo responsabilizzava. Ci si sentiva uniti; tutti eravamo parte di un progetto: avere qualcosa da costruire insieme generava motivazioni forti. Era questo il metodo di Don Dario. Di tutti i partecipanti al primo incontro ognuno reagì a modo suo: una parte ne è stata attratta, l’altra ha preferito percorrere altre strade. Noi giovani volevamo dei cambiamenti; cercavamo qualcosa per noi stessi. Gli oratori parrocchiali stavano morendo, c’erano i bar, il circolo del partito comunista e poco altro. Tutti luoghi che non rispondevano al bisogno di noi ragazzi di confrontarci, di vivere un’esperienza comunitaria. A Bussecchio c’era questa possibilità. Ed era un luogo dove si facevamo amicizie anche importanti. E non era obbligatorio andare a Messa. Don Dario diceva: “Ragazzi c’è la Messa; chi vuole partecipare può venire”. C'è stato chi ha impiegato un paio d’anni per partecipare alle funzioni religiose. Dopo un pò si iniziarono attività di cui Don Dario era l’ispiratore: Ci si ritrovava settimanalmente per discutere e affrontare i tanti problemi che la vita ci proponeva: da quelli sociali, a quelli religiosi e come nel nostro piccolo trovare soluzioni per dare risposta ai bisogni di integrazione sociale agli emarginati dalla società. Presso le case di varie famiglie ci si incontrava periodicamente in piccoli gruppi per incontri di approfondimento della Bibbia con don Dario e altri sacerdoti e per la celebrazione della messa. Una parte importante dell’attività della Comunità fu quella di dare risposte ai bisogni della Parrocchia. Si istituì un “Lettore” che aiutasse i fedeli a seguire, spiegandole, le varie fasi della Celebrazione Liturgica modificata dal Concilio Vaticano II°. Si organizzarono le persone per la lettura nella Liturgia della Parola. Un coro con diversi strumenti musicali partecipava ad alcune celebrazioni. Durante la settimana alcune persone, proposte da don Dario e incaricate dal Parroco don Guido Derni, insegnavano religione e catechismo ai ragazzi che dovevano ricevere i Sacramenti della Prima Comunione e della Cresima. Altri si occupavano di aiutare alcuni ragazzi nello studio, in un piccolo doposcuola. In estate vennero organizzati campi estivi per ragazzi delle scuole medie in cui il personale che li seguiva erano, per la maggior parte, alcuni genitori dei ragazzi stessi. Inoltre si era impegnati nel dare un contributo educativo allo scoutismo per abituare i giovani al rapporto con la natura, ai rapporti sociali nel gioco, ai rapporti sociali nelle attività comuni, alla responsabilità. Un momento importante della storia della Comunità di Bussecchio è stato l'incontro con l'ANFFAS una associazione nazionale che tuttora si occupa delle persone portatrici di handicap mentale quali la sindrome di Down e l'autismo. Questo incontro ci fece conoscere un nuovo bisogno sociale a cui si doveva dare risposte. Dall'insieme di tutto ciò è nata quella che è conosciuta come Comunità di Bussecchio, ma costituita legalmente come “Libera Associazione di Popolo Comunità di Bussecchio” con uno Statuto che prese nome “Costituzione della Libera Associazione di popolo Comunità di Bussecchio”. Questa “Costituzione” proposta da don Dario Ciani, fu presentata all’Ordinario Diocesano che l’approvò nei principi fondamentali. Per rispondere ai bisogni derivanti dalla necessità di “integrazione sociale”, la Comunità di Bussecchio ha cercato di “creare le condizioni” perché l’integrazione potesse avvenire. Si vide da subito che il “lavoro” poteva essere portatore di “occasioni di integrazione”. Diceva don Dario “Il Signore regala le uova ma solo a chi alleva le galline”, come a dire: la Provvidenza divina è sicuramente presente ma occorre anche l’opera dell’uomo. Nel giro di pochi anni si esplorarono tanti tipi di “lavoro”: Alcuni di questi lavori si sono trasformati in attività vere e proprie, attrezzando laboratori con l’acquisto dei macchinari necessari, attraverso finanziamenti privati e bancari. Dall’attività di confezionamento manuale di costruzioni meccaniche nacque l’officina meccanica; dalla copisteria che produceva gli strumenti di comunicazione interna e fotocopie nacque la tipografia; l’allevamneto di piccioni divenne una attività agricola. La gestione appropriata nel mondo del lavoro di queste attività vide nascere tre cooperative: l’officina meccanica prese il nome di CCB - Cooperativa Comunità di Bussecchio, la tipografia divenne Citienne - Cooperativa per l’informazione, infine, all’azienda agricola venne dato il nome di Cooperativa San Giuseppe. Nello spirito di fare sinergia con altre realtà presso un locale dell’Opera “Don Pippo” prese vita la STL - Service Tipo Lito che eseguiva lavori di legatoria in cui iniziarono a lavorare anche alcune ragazze ospitate dall’Opera. Queste cooperative occupavano personale sia normodotato, sia disabile mentale o fisico, e personale emarginato dalla società perché disadattato o ex-carcerato o ex-drogato. L’integrazione sociale tramite il lavoro era lo scopo sociale di tutte le cooperative. Questa delle cooperative nate a Bussecchio era una delle prime esperienze di questo tipo in Italia e con propri incaricati hanno fattivamente partecipato alla nascita del Settore Sociale del mondo Cooperativo italiano fortemente voluto dal senatore forlivese Gino Mattarelli a cui è stato intestato il Consorzio nazionale delle cooperative sociali. Non furono tutte rose e fiori, ma tra alti e bassi questa esperienza a Bussecchio si protrasse fino al 1978. Poi ... La comunità di Bussecchio ha chiuso la propria esperienza perché non era più in grado di svilupparsi e di mantenere fede a tutti gli impegni presi. La comunità di cui Don Dario era il riferimento, aveva preso degli impegni ecclesiali con la parrocchia (il catechismo, le letture alla Messa, il coro, l'animazione parrocchiale ecc). Solo che gli eventi della vita ci avevano indirizzato verso altre strade: il lavoro, la scuola, gli scout, l’officina meccanica, la tipografia, gli incontri coi disabili e gli emarginati... erano tantissimi gli impegni della comunità. Tanto che alla fine ci trovammo a non partecipare a molte delle attività che la parrocchia richiedeva. Accadde quindi che, dopo un lungo discutere, il parroco Don Guido richiese i locali dove poter svolgere le attività parrocchiali che la Comunità di Bussecchio non svolgeva più. L’esperienza a Bussecchio poteva considerarsi conclusa. Don Dario chiese al vescovo un altro luogo dove svolgere le proprie attività. E il vescovo lo incaricò parroco di Magliano e di Sadurano. |
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15 aprile 2024 - rev. 11